EDITORIALE
Nella prefazione al libro L'uomo in pillole, recentemente pubblicato da EGA Editore, Leopoldo Grosso*, sottolinea un dato emergente estremamente importante: “tra sostanze illegali, legali e medicalmente prescritte, si è di fronte oggi a un'espansione della chimica al servizio delle persone allo scopo di aumentare le prestazioni psico-corporee e di alterare o mantenere alcuni stati mentali nella direzione più desiderata”.
La sensazione è che il ricorso crescente a droghe e psicofarmaci riveli il bisogno delle persone che ne fanno uso di ripristinare velocemente il “livello di normalità”, senza assumersi l'onere vuoi perché non se la sentono, vuoi perché si trovano in situazioni di profonda solitudine sociale - di cercare di capire e affrontare diversamente cosa in realtà nascondono i sintomi.
Ma c'è di più. Continua Grosso: “rifuggire dal dolore e uscire dal malessere, anche solo temporaneamente, non è l'unica funzione oggi richiesta alla chimica. Essa soccorre anche in altre direzioni: nell'essere adeguati, nel fornire le prestazioni richieste, nel riuscire a stare al passo con gli impegni, nell'aderire ai “must” dei canoni prescritti, nell'essere all'altezza delle circostanze”.
Evidentemente questi dati contribuiscono a costruire i confini di una società competitiva, incomprensibilmente “veloce”, dove la richiesta continua di prestazioni di alto livello e successo a ogni costo non può che generare stress, ansia e senso di insicurezza.
Nel 2004 è stato pubblicato il primo studio epidemiologico italiano di prevalenza dei disturbi psichici: una ricerca condotta in 6 paesi europei per determinare in modo specifico la frequenza di questi disturbi nella popolazione. Per l'Italia è emerso che circa il 10 % delle persone ha avuto un disturbo mentale negli ultimi 12 mesi. Il 3,2% delle persone ha sofferto di depressione maggiore, il 7,1% di disturbi d'ansia, lo 0,1% di disturbi da abuso di alcool.
Senza parlare, poi, di quei fattori emergenti che nel prossimo futuro sono destinati a condizionare in maniera sensibile la diffusione dei disturbi psichici e il loro impatto sulla società: la povertà e la mancanza di lavoro, il crescente disagio sociale, i cosiddetti “eventi catastrofici”.
La povertà, in particolare, sempre più evidente non solo nei paesi in via di sviluppo, può essere considerata una concausa importante non solo nel generare disturbi psichici ma anche nel condizionarne negativamente l'andamento.
Per quanto riguarda gli eventi catastrofici cataclismi naturali come lo Tsunami, ma anche le guerre sono responsabili di una lunga scia di disturbi psichici che possono colpire tra un terzo e la metà delle persone esposte all'evento.
A questa tendenza all'aumento dei disturbi psichici sembra però corrispondere un costante miglioramento delle possibilità di trattamento, anche se sempre più
psichiatri lamentano una carenza di farmaci per trattare in modo efficace chi ne ha veramente bisogno.
Affrontiamo questo argomento chiedendo ai lettori dei contributi sul tema; proponiamo nel nuovo numero di Edizioni Emotive alcuni articoli che si muovono proprio all'interno di queste direttrici, nella consapevolezza di affrontare l'emergenza di fenomeni con cui sempre più spesso saremo chiamati a confrontarci nel futuro e che richiederanno risposte adeguate, soprattutto da chi opera nel sociale. Risposte adeguate e “domande adeguate”: ai servizi, alle agenzie territoriali, alle industrie farmaceutiche… per far sentire la voce della cooperazione sociale nel promuovere, comunque, l'attenzione alla persona.
*Psicologo e psicoterapeuta, responsabile dell'Università della Strada, strumento di formazione del Gruppo Abele di cui è vicepresidente.
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