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L'ASSISTENZA DOMICILIARE


L'Italia, a detta di numerose fonti, è uno dei paesi più longevi del mondo, addirittura il secondo. Al primo posto c'è il Giappone, e questo trend, in futuro, sembra destinato a continuare. Nei prossimi anni, infatti, consolideremo questo secondo posto, che ci costringerà ad affrontare con urgenza il problema dell'assistenza alle generazioni che invecchieranno. L'atteggiamento da assumere pare presentare due alternative: continuare a puntare sulle strutture assistenziali residenziali o, dall'altra parte, far nascere una nuova cultura socio - assistenziale, quella dell'assistenza domiciliare. Edizioni Emotive inizia ad occuparsene con due contributi.


LA CULTURA DELLA
DOMICILIARITA'
A TORINO

La cultura della domiciliarità costituisce da anni la filosofia di riferimento delle politiche sociali attuate dalla Città di Torino.
Considerando, infatti, i mutamenti avvenuti all'interno della società negli ultimi decenni, è risultato assolutamente indispensabile riprogettare e riorganizzare strumenti e risorse a favore dei cittadini, prevalentemente anziani, ma anche disabili e minori, che vogliano evitare/rimandare l'istituzionalizzazione.
Due gli elementi di maggior rilevanza in questo senso: da un lato c'è la tendenza, costante e progressiva, all'invecchiamento della popolazione; dall'altro esiste la cosiddetta “disgregazione” del modello tradizionale della famiglia. Quindi abbiamo uno scenario che contempla, contestualmente, un aumento dei bisogni di cura e una riduzione di risorse per tali bisogni.
In tale quadro si inserisce il concetto della domiciliarità, inteso come valorizzazione dell'abitare la propria casa, luogo di appartenenza e di ricordi affettivi, ma anche strumento per rimanere integrati nel proprio territorio e per mantenere il più a lungo possibile rapporti di vicinato e amicali e salvaguardare le proprie capacità ed autonomie.
Tutto questo non sarebbe possibile senza l'intervento di vari operatori che, quotidianamente, supportano i cittadini allo scopo di consentire la loro permanenza al proprio domicilio.
La figura che tradizionalmente opera in tale ambito è quella dell'Adest (Assistente Domiciliare e dei Servizi Tutelari), che gradualmente si sta trasformando in quella dell'OSS (Operatore Socio Sanitario).
Inoltre, con il recente riordino dei servizi e prestazioni di tipo domiciliare messo in atto dal Comune di Torino, nasce ufficialmente una figura nuova : l'Assistente Familiare.
Più comunemente noto come colf o “badante”, questo operatore, non qualificato e spesso di origine extracomunitaria, ha chiaramente dei compiti differenziati rispetto a quelli dell'Adest/Oss.All'AF spettano infatti le incombenze legate al mantenimento dell'igiene ambientale e dei piccoli incarichi quotidiani; all'Adest/Oss quelle di tipo più professionale (igiene personale, disbrigo di pratiche burocratiche, realizzazione e mantenimento della rete attorno all'utente ecc…).
Ma la vera innovazione di questo riordino è stata quella di affidare all'Adest/Oss anche una funzione di regia del progetto complessivo: l'operatore diventa, in questo modo, il primo responsabile dell'attuazione delle prestazioni previste dal PAI (Progetto Assistendividuale), la persona di riferimento per l'assistito, colui che tiene i contatti con i familiari, i servizi sociali e sanitari ed, infine, il “mentore” dell'Assistente Familiare. L'Adest/Oss e l'AF sono perciò le due figure che, ognuna per la propria competenza, si prendono cura del cittadino che necessita di assistenza domiciliare, con l'obiettivo prioritario (chiaramente se anche l'utente stesso è della medesima opinione!) di prolungare il più possibile la permanenza nella propria abitazione, e senza perdere di vista l'importanza di non sostituirsi alla persona, bensì fare in modo che non perda le sue autonomie residue o, addirittura, che le possa potenziare e svilupparne di nuove.

Ombretta Geymonat



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