Edizioni Emotive

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LETTERE A EDIZIONI EMOTIVE




Ciao Laura,
come vedi ho raccolto la tua provocazione. (lettera pubblicata sul numero 1/2006 di Edizioni Emotive, n.d.r.) L'eco della notizia della morte di Manuela è rimasta nel silenzio delle mie orecchie da quando ho saputo la notizia e non riesco a mandarla via : c'è! Sai quante risposte ho cercato di darmi alle tante domande che mi sono poste, naturalmete non ho trovato nessuna risposta che possa giustificare il fatto. Sono una "educatrice" per scelta di vita, di ideali, di comunione di intenti con altre persone dal 1989; sai quando dicono che la cosa peggiore che ti possa capitare è quando uno dei tuoi sogni si avvera? Ho continuato ad aggrapparmi a questo sogno avverato per anni, adesso, sulla soglia della vecchiaia questo sogno è diventato la mia trappola, sai perchè? E' diventato un lavoro, un lavoro di routine, mal pagato (è sempre stato mal pagato) e sempre più non riconosciuto. Le colpe? - sono convinta che non sono solo nostre è comunque vero quello che dici che non ci facciamo sentire neanche davanti alla morte. Tanti anni fa, in uno dei pochissimi incontri - l'unico...credo.... svoltosi nella sede della CGL, mi è capitato di sentire un pezzo di discorso che due presidenti di cooperativa facevano tra di loro: "tanto questi sono degli schiavi, non si ribelleranno mai" senza ombra di dubbio io ho estrapolato questa frase, che era inserita in un contesto che io ignoro, ma a me è rimasta impressa ugualmente. Quando ho iniziato questo "mestiere" avevo dato per scontato che in cooperativa ognuno di noi avrebbe fatto il suo pezzo dal presidente all'ultimo arrivato, nella maniera più onesta possibile, ero tranquilla: io potevo fare il mio pezzo perche mentre io mi occupavo dei "matti" qualcun altro si sarebbe occupato di me e dei miei diritti, avevo riposto nella cooperativa la più completa fiducia. Cosi' non è stato, non dò la colpa alle singole persone, ma col passare del tempo anche le cooperative sono state costrette a burocratizzarsi, ad accettare sempre più compromessi, perciò se in passato si lavorava con entusiasmo anche se lo stipendio era basso era perchè non ti sentivi da sola e credevi in quelli che lavoravano insieme a te. Adesso questa fiducia non c'è più e ti poni interrogativi a cui - per vigliaccheria, per stanchezza, o per altro - non vuoi dare risposte. Nel corso degli anni quelli che hanno potuto hanno scelto altre strade, chi non ci è riuscito - come me - rimane cercando di continuare con fatica a fare al meglio il proprio lavoro, aspettando con impazienza il capolinea della pensione, mi mancano solo più poche fermate, però è brutto!

Lettera firmata



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