L'ansia, l'angoscia, la depressione, tutto ciò che è denominato malessere, fisico o psichico, fortunatamente colpisce in modo del tutto fortuito e casuale, non predilige canali preferenziali, è ancora una delle poche uguaglianze esistenti nella nostra società. In apparenza è così, ed una visione superficiale, seguendo le statistiche ufficiali, potrebbe dare validità a questa tesi. Tuttavia esiste un aspetto che troppo spesso non è approfondito, la matrice socio economica nel quale ci si muove quotidianamente, le opportunità di scelta che ha ciascun individuo di fronte alle sue problematiche. È molto scomodo affermare che anche nella malattia incide la sperequazione sociale, che le diverse possibilità di terapie sono inevitabilmente legate al contesto in cui si vive. Purtroppo è, e sarà sempre oggetto di discussioni e contraddittori, che non potranno forse risolvere i problemi in modo radicale, ma sono assolutamente indispensabili per mantenere vivo ed attuale il problema, per dare una sensazione di protezione a chi vive questa “ indigenza logistica economica ”.
Lo “Stradario”, prezioso contributo dato a questo problema da un'equipe formata da professionisti e pazienti, sta svolgendo in pieno l'obiettivo che si preponeva. Per chi lo ha letto tutto d'un fiato come me, è rimasto innanzi tutto colpito da com'è vissuta la protagonista assoluta di tutta l'opera, la rassegnazione; la rassegnazione come unica prospettiva di vita, vissuta con molta dignità, con molto decoro, anche con molto orgoglio ed alcuni slanci, ma pur sempre senza grosse speranze. Questa sensazione balza evidente agli occhi in alcuni di questi racconti. Poche semplici parole di chi afferma che, dopo la morte dei suoi genitori, dovrà trasferirsi in una casa alloggio, che è pur sempre un modo molto decoroso e dignitoso di condurre un'esistenza, ma che implica rinunce fondamentali per un essere umano, quello di tentare di costruirsi un suo spazio vitale autonomo ed indipendente, una famiglia in cui dar vita a degli affetti diversi e più profondi, che non quelli verso gli operatori del settore. Il rimpianto di chi non riesce a adattarsi al suo nuovo luogo di residenza, pur riconoscendolo ubicato in una zona meno degradata della città, ma dove sono assenti i bei ricordi del suo passato rimasti nel vecchio luogo abitativo.
Rileggendo però l'opera in modo più razionale e meno emotivo, analizzando più dettagliatamente ciascun racconto, si può sicuramente dare una chiave di lettura più ottimista. La rassegnazione non è uno stato d'animo paludoso e statico, può essere trasformato anche in una larvata speranza, in un cauto ottimismo, che è l'altra sensazione importante che traspare da alcuni racconti. Chi sostiene di essere guarita dalla schizofrenia dopo una lotta durata quindici anni, propone, in nome di tutto il gruppo, una convinzione ed una determinazione che devono essere stigmatizzate nella loro essenza più positiva, un augurio di poter ritrovare la speranza, la capacità decisionale, la sensazione di non essere discriminati, i grandi latitanti della prima visione dell'opera.
Gualtiero
Il Commento allo STRADARIO 2
G come Ghetto
T.: “Con la chiusura del manicomio
si chiude anche il ghetto?
Le condizioni sociali oggettive
rispetto al manicomio sono
cambiate? La società vede ancora
queste differenze come qualcosa
da allontanare? Si è creato un
ghetto senza confini?” O come Ostinazione
MR.: “Chiudermi in me stessa
prima era una necessità….ora è
un'ostinazione”
Per sapere di più scrivi a laburb@libero.it
Abbiamo presentato lo Stradario. Anzi Lo Stradizionario. Un dizionario di sopravivenza urbana. Sono le prime 49 voci che aprono provocatoriamente una riflessione sulla città e sull'alienazione da essa e in essa. I temi (e le voci) proposti riguardano tutti e non solo i “matti”, i folli e i melanconici. Il fatto che questo dizionario è stato creato e iniziato da loro, promuovendo una sorta di Wikipedia dell'alienazione e separazione, (un sapere che parte dall'esperienza vissuta e solo nella sua condivisione relazionale riesce ad arrivare al concetto e divenire sapere condiviso) fa dello Stradario un punto di osservazione sulla città privilegiato. I punti da dove ci osservano i folli, da dove arrivano le voci, sono i confini estremi del urbano (urbano: muri e parole, luoghi e relazioni). Ogni giorno in questa città decine e centinaia di persone portano le traiettorie esistenziali della solitudine e dell'isolamento, della separazione e frammentazione, fino alle estreme conseguenze. Per i di più, per i normali abitatori della vita sociale, per quelli che si spostano sempre nelle Autostrade del Sensocomune, lo Stradario disegna una psicogeografia della città, fatta di anfratti, cul de sac e stradine secondarie. Viene in mente la città ipogea abitata da fotofobici con la vista acuta (come i gatti nel buio).
Le Autostrade del Sensocomune. Comode per condurre un esistenza sicura e rassicurante. Dall'inizio alla fine, dalla A alla Z, (un altro dizionario). Ogni civiltà crea un senso comune che è un derivato dell'esperienza condivisa, ma è stata in epoca moderna, che la Scienza del Diritto e della Medicina hanno trasformato il comun-sentire in Normalità Codificata. Il predominio del principio economico su tutte le altre dimensioni del umano ha fatto si che l'Autostrada del Sensocomune, il suo scorrimento fluido, è determinato a partire dal flusso della merce. Oggi più che mai gli uomini per potersi spostare, non solo nelle città ma anche nella vita, sono costretti ad assumere sempre di più la forma merce.
Chi non c'è la fa a stare in autostrada, vuoi per la velocità (mica puoi andare a 10 km all'ora?) vuoi per il senso di ansia e angoscia trasmessa dalla dinamica del flusso eterodireta (ti senti guidato, incanalato, programmato etc.), chi non c'è la fa e per scelta o per necessità esce dal flusso del Autostrada, e va per le provinciali e i sentieri, batte deserti e labirinti, dico chi non c'è la fa a stare nel dromologio ufficiale, disegna uno stradario dei confini e dei limiti, del inesplorato che sta vicino al indicibile.
I fuoriusciti dal Autostrada del Sensocomune, tracciando questa geografia dei limiti estremi del alienazione e separazione, uscendo dai programmi della sopravivenza assicurata, “avendo visto”, ci mostrano qualcosa sul legame sociale che crea la città, sulle Autostrade del Sensocomune. Mostrano che il pegno pagato in termini di vita, per avere la sopravivenza assicurata e programmata, è troppo alto. Mostrano che il grado di alienazione e separazione è troppo spinto, che le Identità richieste per sentirsi integrato sono insostenibili. Che le accelerazioni del flusso della merce ti fa gridare “Fatemi scendereeeeeee!!!!”
Ecco allora che i fuoriusciti si trasformano in Nuovi Artigiani della Vita (N.A.V. o N.A.V.E. nuovi artigiani della vita estrema). Dovendo fare a meno delle strutture dello Spazio e Tempo insite all'Autostrada del Sensocomune, non avendo più la panoplia della Normalità Codificata, entrando in Sospensione persistente e profonda, i fuoriusciti devono reinventare ogni giorno, da buoni artigiani della vita, i luoghi e i tempi, le relazioni e il loro senso. Ecco, le voci di questo dizionario derivano da questo artigianato della quotidianità, tra incontri e smarrimenti, gioie e pericoli; sono le voci di chi ogni giorno rischia qualcosa non potendo riposare nella certezza e tranquillità del senso comune.
Ecco le voci iniziate:
A
Abitare, Abitazione, Aggressione, Angoscia, Ansia, Apertura, Avamposto
B
Biologia
C
Cambiamenti,
Clima, Consigli, Controllo, Convalescenza, Costrizioni
D
Descrizioni, Diversità
F
Fortuna, Futuro
G
Ghetto, Giochi, Guarire
I
Identità, Imparare, Interessi
L
Lavoro
M
Medicine
N
Neon
O
Ostinazione
P
Passato, Paura, Permesso, Pretesto, Psicoterapia
R
Responsabilità, Ribellione, Riconoscersi, Ricoveri
S
Sicurezza, Sogno, Solitudine, Sospensione, Spavento, Suggerimenti
T
Tempo,Traslochi, Treni, TSO
V
Vivere
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