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EDITORIALE

di: Mimmo Martino

Più che essere, fare il presidente.

Dopo quindici anni cambia il Presidente della Cooperativa Sociale Il Margine

 

Chi mi conosce sa quanto sia per me faticoso affidare alle parole il compito di esprimere i miei pensieri, i miei sentimenti e, più in generale, il mio essere.

 

Io sono un uomo di poche parole, sono sicuramente una persona più portata al fare, che al dire, e di questo, devo ammetterlo, in fondo sono fiero.

 

L'arte della retorica non mi appartiene; ogni volta trovo il mio tentativo di “esercitarla”, gravoso e incauto; mi sento spesso maldestro nello sforzo di piegare, e piegarmi, alle sue regole soprattutto quando si tratta non tanto di “comunicare informazioni” quanto piuttosto di suggerire pensieri, idee, stati d'animo e suggestioni.

 

Probabilmente alla base di questa idiosincrasia sta la mia personale convinzione che, in fondo, sia molto più incisivo e duraturo il “fatto”, in quanto testimonianza tangibile, che non la “parola”, priva di quella concretezza che mi è propria.

 

Credo però che questa sia una situazione speciale e per questo merita uno sforzo speciale; lo devo a me stesso, lo devo a chi insieme a me ha percorso questo lungo tragitto e lo devo, soprattutto, a chi in me ha creduto.

 

Il mio essere spartano, cioè essenziale e di poche parole, deve in questo caso lasciare il posto a quella parte di me che si sente in dovere di guardarsi indietro per scrutare le tracce lasciate e condividere con altri riflessioni e analisi.

 

Affido questo compito al mezzo a me più ostico, ben sapendo, in fondo, che ciò che di concreto e importante dovevo fare, è già stato fatto.
Si tratta di lasciare un'ultima traccia, e proprio perché non voglio, ad essa, affidare un significato troppo esemplare, intendo lasciarla con quanto di più effimero e leggero io conosca: la parola.

 

Il 12 luglio 2005 è terminato il lungo periodo vissuto in qualità di presidente della cooperativa Sociale Il Margine. Sicuramente parlo di un'esperienza molto intensa e stimolante, ma anche densa di risvolti a volte poco gradevoli e sconvenienti, talvolta aggravati dalle rinunce e privazioni soprattutto per ciò che riguarda la sfera affettiva e familiare.
In realtà tutti questi aspetti, sia positivi sia negativi, hanno assorbito molto del mio tempo, ma hanno anche influenzato la mia crescita umana e professionale.

 

I ricordi sono moltissimi e, mettendoli in fila, teoricamente, capaci di saturare la mia memoria… nei ricordi, più immediati ed istintivi, c'è posto per la nostalgia, il rimpianto, il rammarico: dei tanti momenti vissuti emergono i progetti che non sono stati realizzati come avrei voluto; ma se mi fermo a pensare, in modo lucido e razionale, affiorano alla mente i progetti che hanno preso vita, attraverso una condivisione, e magari anche un travaglio, e che a tutt'oggi “camminano” e si evolvono, brillando di luce propria.

 

Fra i molti stati d'animo che mi hanno toccato alla scadenza del mandato, molto intenso è stato il sentimento provato quando mi sono trovato ad affrontare la difficile arte del congedo, rendendomi conto che uscire è molto più difficile che entrare.

 

Ho provato un senso di smarrimento quando è finita questa importante fase della mia vita professionale, che indubbiamente, dopo molti anni, mi dava un senso di sicurezza e garanzia.

 

E' pur vero che aver portato a termine con dignità il mandato, mi ha dato la netta sensazione di aver raggiunto l'Obiettivo, e per questo mi sento sereno.

 

Guardarsi indietro vuol dire anche rendersi conto di come il tempo scorra velocemente: sono passati 26 anni dalla fondazione della cooperativa, di cui ben 15 per me in qualità di Presidente; sono stati anni vissuti in modo intenso e densi di significato e forse per questo così rapidi.

 

Sarei tentato di citare degli aneddoti che hanno attraversato la vita della cooperativa, tentato di raccontarli come lo fanno i nonni ai propri nipoti; ma per vostra fortuna, non sentendomi ancora alla fine del mio percorso professionale, mi sono imposto di evitarlo, preferendo molto di più, tra l'altro, guardare avanti, proseguire il mio percorso e pensare al cosa fare girandomi indietro il meno possibile.

 

Fare il presidente della Cooperativa “Il Margine” è stata un'esperienza molto coinvolgente, che mi ha preso, appassionato, entusiasmato, trascinato in un sentimento intenso, ma che spesso mi ha invaso e, talvolta, impedito di pensare ad altro.

 

Sicuramente proprio questo eccessivo appesantimento fisico, e più ancora psicologico, mi ha duramente oppresso, impedendomi talvolta di cogliere al meglio le possibilità, di capire fino in fondo le situazioni e di saper affrontare nei giusti tempi le contingenze.

 

Carpe diem … altra arte che non mi appartiene!

 

Quante volte non ho saputo cogliere l'attimo, agguantare l'occasione, dire le parole adeguate e con esse contrastare gli eventi; ed eccoci, accidenti, di nuovo a quelle mirabili armi … che a me sfuggono perché si rincorrono pensieri, riflessioni e valutazioni, perché so che non si può dire ciò che si vorrebbe, perché è in gioco qualcosa di importante più del proprio “volere”, c'è di mezzo il profondo senso del dovere, della responsabilità e del rispetto degli altri.

 

So che proprio alcune prerogative del mio agire negli anni sono state interpretate da alcuni soci come eccessivamente accomodanti, da altri come eccessivamente diplomatiche, da altri ancora come eccessivamente buoniste e, a volte, attraverso una lettura che ritengo estremizzata, come segni di debolezza e mancanza di grinta; è ovvio che tali valutazioni hanno creato negli anni alcuni momenti di accese divergenze, posizioni molto discordanti e determinato alcune prese di posizione, da parte mia, poco chiare anche ai soci a me più vicini.

 

Purtroppo, ritengo che non sia sempre possibile agire come si pensa e come si vorrebbe, perché è necessario vagliare tutte le conseguenze di un'azione, gli effetti che può provocare una decisione, soprattutto quando ricopri certi ruoli e il tuo agire può determinare delle significative ricadute sulle persone che lavorano.

 

Osservando a ritroso, in fondo, penso che avrei potuto agire, in alcune situazioni, in modo più diretto, avrei potuto fare molto di più e togliermi qualche soddisfazione “morale”, ma il ruolo di Presidente non me lo ha permesso.

 

Infatti ho sempre pensato che fare il Presidente volesse dire rappresentare le mille anime della Cooperativa, volesse dire confrontarsi con i soci, condividere con essi fatiche e soddisfazioni e, al contempo, stabilire con il Consiglio di Amministrazione le migliori strategie operative che mirassero al raggiungimento di obiettivi comuni; non ho mai pensato, come invece temo abbiano fatto in molti, che volesse dire avere il “potere” e quindi esercitarlo.

 

Visto in quest'ottica sicuramente sono stato un pessimo Presidente! Penso, infatti, che un buon Presidente debba esercitare non tanto il potere, quanto piuttosto rappresentare un'autorevole “autorità”, debba sapere che agisce e opera a nome non di se stesso, ma di tutti i soci e soprattutto che ciò che gestisce, insieme ad altri, è un bene di tutti e non un proprio “patrimonio aziendale”. Ogni volta che penso alla nostra cooperativa, e alla sua evoluzione, mi nasce immediato un sentimento di orgoglio che istintivamente mi porta a paragonarla ad una creatura che cresce, che è in buona salute e che è in grado di esprimere sani principi.

 

Un figlio che diventa grande e autonomo, che si impegna molto, che ha e dà le giuste soddisfazioni, che riesce a realizzarsi e a trovare la sua strada, a diventare adulto e in grado di superare gli ostacoli della vita. L'appagamento da parte del genitore non è descrivibile ed è normale che voglia far emergere, talvolta in modo quasi “tronfio”, il fatto di essere proprio l'unico fautore di tanta “perfezione”, si tratta di palesare e enfatizzare il successo del proprio ruolo; ma il sentimento più profondo e più autentico è quello determinato dalla consapevolezza che quel risultato è stato ottenuto grazie agli sforzi comuni dell'intera famiglia, alle molte rinunce, alle piccole o grandi divergenze superate e ai piccoli o grandi successi quotidiani ottenuti o mancati. Devo dire che il mio ruolo è stato semplificato dal lavoro svolto dai tanti soci, impegnati nella evoluzione e nella crescita della cooperativa, che con le proprie modalità ed impostazioni, hanno determinato gli aspetti sociali e di appartenenza, le linee progettuali, gli aspetti economici e finanziari, ma soprattutto i segni distintivi di carattere etico e morale. Non saprei come quantificare l'impegno offerto dai tanti soci coinvolti, ma sono certo sia stato proprio il loro impegno a determinare il percorso di crescita positivo della cooperativa.

 

Devo dichiarare la mia riconoscenza a tutti i soci che giorno dopo giorno mi sono stati vicino, mi hanno dato la forza, la fiducia e la motivazione per andare avanti con tenacia ed impegno. Più che insegnare in questi anni ho avuto la fortuna di imparare, accrescere ogni giorno il mio bagaglio del sapere, molto lo devo alle persone che ho incontrato, con cui posso aver condiviso, negato, preteso, affrontato, anche urlato, bisticciato o aderito, sono loro di fatto i maestri indiscussi e con estremo piacere che ringrazio sentitamente. Concludo salutando con affetto il nuovo Consiglio di Amministrazione, augurandogli possa esso lavorare con il mio stesso entusiasmo e piacere, ma soprattutto con un abbraccio e un sentito saluto fraterno a Massimo Minestrini in qualità di nuovo Presidente, un amico con il quale ho condiviso in questi anni le sorti della nostra cooperativa.

Mimmo Martino


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